
La vitivinicoltura, in provincia di Pavia, è la prima voce dell’economia di collina. La superficie a vite di 13.269 ettari in Oltrepò Pavese, su un totale regionale di 24.000, rappresenta circa il 55% della superficie vitata della Lombardia.
Se il calcolo è fatto sulla superficie iscritta alla Denominazione la percentuale di rappresentatività dell’Oltrepò (11.102 ettari) rispetto alle altre denominazioni lombarde (15.843 ettari) sale a oltre il 70%. L’Oltrepò Pavese, con i suoi 42 Comuni tutti situati in zona collinare, costituisce la terza area viticola più importante d’Italia, dopo il Chianti e l’Asti. Come se ciò non bastasse la provincia di Pavia è capitale italiana del Pinot nero: con 3.000 ettari in produzione da oltre un secolo è la zona più estesa a livello nazionale per quanto concerne la coltivazione del più internazionale e riconosciuto dei vitigni, quello che fa grande la Borgogna e la Champagne. La più volte denunciata fragilità dell’Oltrepò del vino, le tantissime aziende agricole in produzione, sta diventando il suo punto di forza.

Il territorio, in questi anni di crisi industriale, è salvaguardato da un’economia sana e naturale basata sull’agricoltura. In questo frangente di eccessi di produzione e di iper concorrenza, la dimensione e la modulazione enologica oltrepadana salvaguarda il mercato locale. C’è un sistema che sta diventando maturo che vede ruoli sempre più distinti: ci sono viticoltori, vinificatori e imbottigliatori che lavorano in parallelo. A unire nuovamente il territorio verso un traguardo comune è stato, nell’ultimo quinquennio, il progetto di rivalorizzazione del Pinot nero. Oggi la bandiera si chiama “Cruasé”.
E’ il biglietto da visita della spumantistica naturale e di qualità che si veste di quel rosa che si vede anche in vigna, spremendo un grappolo di Pinot nero con le mani. Il neonato spumante italiano, che piace anche ai “vip”, è un prodotto elegante, un marchio collettivo territoriale, un Metodo Classico Docg unico. E’ un prodotto per chi a un vino chiede gusto, piacevolezza, naturalità ed emozioni. L’Oltrepò Pavese del Bonarda, del Barbera, del Riesling e del Buttafuoco punta sul Pinot nero per creare valore aggiunto.
Nell’aprile del 1959 muoveva i primi passi quello che sarebbe poi diventato il Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese. Tutto cominciò da un’associazione di produttori, fondata ufficialmente il 4 agosto 1960 (dieci anni prima della Doc), che aveva lo scopo di valorizzare e tutelare i vini dell’Oltrepo Pavese. Il suo slogan era «Qui il vino è vino». Nel 1977 il Consorzio divenne Consorzio Volontario Vini Doc Oltrepò Pavese ed ebbe come primo presidente Antonio Giuseppe Denari.
Il Consorzio si batte per la difesa dei prodotti e della loro qualità, con particolare attenzione all’origine, lavora per la comunicazione e per far decollare grandi progetti. Due sono in fase di realizzazione: l’enoteca regionale a Cassino Po di Broni e il centro studi della vite e del vino a Riccagioia di Torrazza Coste. Il Consorzio è presente su Internet con i suoi siti www.vinoltrepo.it, www.bonarda.it e www.caveaudoltrepo.it, con un gruppo Facebook e un canale Youtube. Nel settembre 2009, il neo presidente, Paolo Massone, ha anche sviluppato un blog (oltrepostyle.blogspot.com), un diario on line, per dialogare con il settore e la produzione.
Cruasé è il biglietto da visita della spumantistica naturale e di qualità che si veste di rosa. E’ un prodotto elegante e di tendenza, un marchio collettivo dell’Oltrepò Pavese, un Metodo Classico DOCG unico. E’ un vino che nasce dal nobile Pinot nero, vitigno che sulle colline della provincia di Pavia vanta più di un secolo di storia e oltre 3mila ettari in produzione. Il regolamento per produrre il Cruasé prevede severi parametri: minimo 85% di Pinot nero con la specifica di vitigno nella DOCG. E’ un prodotto per chi a un vino chiede gusto, piacevolezza, naturalità ed emozioni.
L’Oltrepò Pavese, patria del vino e dell’enologia di qualità, ha un primato nazionale: 3mila ettari vitati a Pinot nero. Da questo tesoretto nasce oggi il nuovo marchio collettivo “Cruasé”. Tecnicamente è una parola macedonia formata dalla fusione tra “cru” (selezione) e “rosé” con l’interposizione di una “a” che fa da congiunzione. Il percorso per arrivare al nome del nuovo prodotto simbolo dell’Oltrepò Pavese, un rosé naturale DOCG da uve Pinot nero ottenuto attraverso il Metodo Classico, ha dato modo di riappropriarsi di un pezzo importante di storia locale. Cruà era l’antico nome del vitigno/vino per eccellenza prodotto in Oltrepò Pavese, a cavallo del 1700. Il Consorzio si è mosso traendo spunto da un’eredità quasi dimenticata fuori dai confini lombardi, riattualizzata per dettare una tendenza sul mercato italiano ed estero. L’antico nome del vitigno principe dell’Oltrepò Pavese è facile da ricordare e suona dolce.

Un nome da riprendere, modificare e rilanciare. L’idea giusta per farlo è arrivata mentre il Consorzio stava lavorando sul concetto “naturalmente rosé” mai espresso in Italia e tantomeno nel mondo delle bollicine, dove si è sempre fatto perno su cuvée da uve bianche e rosse, da mosti o da vini. Unendo le due espressioni “Cruà”, come cru ma anche come migliore espressione storica del rapporto vino-territorio, e “rosé”, vino poco valorizzato in Italia ma dall’enorme potenziale, è nato “Cruasé”. E’ il marchio collettivo di proprietà del Consorzio, disciplinato da un apposito regolamento, a supporto della Docg Oltrepò Pavese Metodo Classico Rosé.
Il regolamento per produrlo prevede una serie di parametri che, comunque, partono dalla base del disciplinare: minimo 85% di Pinot nero con la specifica di vitigno nella Docg. Nel regolamento del marchio viene dato molto peso alla presentazione delle bottiglie e all’abbigliaggio, ovviamente l’uso è esclusivo per la Docg. Il mercato, inizialmente, sarà quello italiano anche se è già acceso l’interesse estero (specie d’Inghilterra e Germania) per la nuova produzione. Sommelier, degustatori e appassionati al mondo del vino sono stuzzicati dal primo rosé naturale per nascita, per disciplinare e, soprattutto, per scelta di territorio. Piace anche il collegamento storico al Cruà. Cruasé non è quindi una fredda invenzione del marketing, ma la veste moderna e di grande appeal di un’antica tradizione vitivinicola lombarda e nazionale. Le nuove bollicine rosa non possono che rappresentare un nuovo punto di riferimento della spumantistica di qualità e di denominazione italiana. L’unico rosé naturale da uve a bacca rossa e di classe Docg sarà quello dell’Oltrepò Pavese.

Un vino pensato per il canale HoReCa (hotel, ristoranti e catering) ma anche per il consumatore evoluto che a un vino chiede qualità, emozioni e il racconto di un’evoluzione rispettosa della storia. Punto di forza sarà anche il rapporto qualità-prezzo, a misura di mercato interno e borsa dell’export. Il Cruasé è già destinato a diventare il nuovo biglietto da visita di un territorio che fa della qualità e della naturalezza il proprio vanto. Non solo ottime bottiglie, insomma, il valore aggiunto è la moltitudine di piccole e medie aziende che in Oltrepò Pavese hanno deciso di cominciare a spumantizzare. Per far grande il Cruasé si sono messe in gioco realtà, anche blasonate, che nella loro storia mai avevano prodotto bollicine Metodo Classico.